ALIMENTARE LE PAURE NON PORTA AD UNA CITTA’ PIU’ SICURA

E’ molto facile cercare il consenso facendo leva sulle paure. E’ quanto
ha cercato di fare Margherita Campanella scrivendo, fra le altre cose,
“L’Italia è diventata terra di nessuno, ridotta a pattumiera a causa di
una politica migratoria irresponsabile e criminale” mentre “i sermoni
ipocriti e irresponsabili delle più alte cariche della Repubblica hanno
creato un clima soporifero in tutto lo Stivale”.
Sarebbe troppo facile ricordare alla Campanella che la legge
sull’emigrazione si chiama Bossi-Fini ed è stata varata durante gli
appena trascorsi venti anni del Governo di centro destra Berlusconi, ma
non mi interessa guardare indietro. Quello su cui mi piace fare una
riflessione è che queste parole vengono da una donna. Io sono convinta
che in politica e nella società le donne migliori sappiano  portare una
sensibilità diversa, un approccio differente alle situazioni, una
diversità mentale e anche una diversità negli obiettivi. Le donne
tendono a favorire percorsi di relazione e di mediazione, con lo sguardo
sempre attento a ciò che succede intorno per cercare di capire i tempi e
di trovare le soluzioni migliori ai problemi.
Anche riguardo al problema emigrazione non serve fomentare le paure e
individuare il nemico in chiunque sia diverso, ma bisogna prima di tutto
capire il momento storico che stiamo vivendo, individuando le cause di
questo spostamento di popoli a cui non possiamo mettere un argine. Anche
noi, quando stavamo peggio, ci siamo spostati in massa verso luoghi che
credevamo migliori per cercare un possibile futuro, e ancora oggi
mandiamo i nostri figli là dove speriamo abbiano quelle possibilità che
qui non trovano. Quindi chi meglio di noi può capire che la buona
politica va fatta cercando le soluzioni, nel rispetto dei diritti umani
che non possono essere patrimonio di una sola parte del mondo? Quel
mondo che si deve interrogare a fondo sulle cause che hanno portato una
parte dell’umanità a sentirsi privilegiata ed in diritto di sfruttare
uomini, donne e territori di altri continenti.
In questo momento storico siamo ad un bivio, dobbiamo decidere se la
strada migliore da seguire sia quella del rifiuto a priori dell’altro,
oppure quella della ricerca di un modo possibile di convivenza,
naturalmente nel rispetto reciproco delle leggi.
Io ho fatto la mia scelta, non per buonismo o perché sono “la solita
idiota”, per usare le parole della Campanella: sono sicura che sia
necessario l’impegno di tutte e tutti per una civile convivenza,
accettando le diversità come una risorsa e non additando nel diverso
comunque un nemico. Sono le donne le più adatte a fare la differenza, a
trasformare il mondo in cui viviamo, a trovare una nuova “misura” della
politica, della cultura, del diritto, del potere, dell’economia.
Forse seguire una nuova rotta, senza far propri i metodi che la politica
degli uomini ha seguito fino ad oggi, potrà portarci a risultati
migliori.

carlaluzisinistraunita

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